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Herbert Pagani ha scritto di lui nel 1976
info@duellmemorial.com
Al primo sguardo, l'opera grafica di Heinz J. Watzke sembra situarsi a mezza strada fra il «carnet de voyage» e la comic-strip d'arte, ma senza personaggi ....
Al secondo sguardo le trame, i punti,
i neri, i pieni, i bianchi vergini, questo
rincorrere linee astratte attraverso
il paesaggio figurativo fanno pensare a
progetti per arazzi giganteschi. E poi, al terzo sguardo più attento, ti accorgi, dalla « tessitura» di un muro di mattoni , dalla secchezza di un ramo, « dall'umidità» di certe ombre, di certe erbe, che vi è, al di là del piacere fisico del disegno per il disegno, il tentativo, quasi sempre riuscito, di restituire con un solo strumento, la penna, ed un solo colore, il nero, le densità, le luci direi perfino, di tutta questa architettura casuale ed armoniosa di Vitorchiano. Heinz J. Watzke sa rappresentare l'Italia di cui, come tanti suoi predecessori, è visibilmente innammorato. ed alla quale dedica, come un «a solo» di flauto, questo lungo « a solo» di penna. |